Volgere lo sguardo oltre le mura domestiche
Intervento di Adriano Bordignon
Presidente del Forum delle Associazioni familiari (*)
Viviamo in un mondo di particolare complessità, ondivago, liquido, nel quale è difficile orientarsi. Abbiamo radici deboli, abbiamo bisogno di identità, continuità, sentirsi parte di una storia: questo è essenziale per l'uomo. La storia è importante, ma non possiamo vivere guardando sempre lo specchietto retrovisore, vivere con il mito del passato. Questo è il tempo che ci è stato dato, e dobbiamo guardarlo, interpretarlo, proiettandoci verso il futuro, alle nuove generazioni.
Le nostre associazioni vivono di partecipazione gratuita, altruistica, generosa, che si scontra con le dinamiche complesse delle città, delle parrocchie, delle associazioni. È un'epoca di fragilità dei corpi intermedi: spostati sui servizi, hanno perso il ruolo della rappresentanza.
Il rischio è quello di ritirarsi, per paura, fatica, sfiducia.
La prima esortazione è quella di non limitarsi alle lamentele, a dire che le cose non vanno, e ad essere fuori dalle dinamiche di partecipazione amministrativa, organizzativa, sociale. Non limitiamoci a criticare il mondo. La tentazione è quella di avere la nostra piccola associazione, che basta a sé stessa o, al contrario lasciare il tutto, l'appartenenza alla nostra comunità, al mondo; è il rischio che corrono tante famiglie, che faticano a tenere una coesione relazionale, prendersi cura, vivere la reciprocità, la solidarietà, prendersi cura dei fragili, dei figli. Ci dimentichiamo che una parte che manca è quella di saper andare oltre i limiti della propria casa.
Come associazioni non possiamo sederci, non possiamo stare dentro le case, ma neppure dentro solamente la storia di un'associazione ferma. Dovremmo essere dinamici, coltivare alleanze, le famiglie in associazione devono creare ponti.
La famiglia è una dimensione della vita che ci accompagna dal momento della nascita fino al momento della morte; quindi qualsiasi tipo di politica ha impatto sulla famiglia, ma quando tutti se ne prendono carico e senza che venga posta al centro c'è il rischio che le politiche sfiorino solo leggermente il tema. È necessario cambiare prospettiva.
La famiglia è un soggetto sociale, è un'unità con dei bisogni propri, con diritti, con responsabilità e va considerata in questa ottica. La famiglia è considerata come un problema e pochi la riconoscono come una risorsa.
La famiglia va capacitata, va messa nelle condizioni di dare il meglio di sé nelle sue differenze, va sostenuta perché diventi protagonista. Le politiche familiari, vanno distinte, ferocemente, dalle politiche di lotta alla povertà. Politiche attive per il rilancio della natalità con sostegni adeguati e servizi su misura. Le famiglie vanno sostenute nella loro capacità educativa, di solidarietà, di prossimità, di coesione sociale.
Le famiglie messe in condizioni di essere famiglie capaci di stare di fronte al mondo possono diventare una risorsa importante, è necessario sollecitare il protagonismo familiare che sta a fianco del politico e sollecita le opportune destinazione di risorse e di atti amministrativi.
Come Forum delle Associazioni familiari, abbiamo bisogno di mettere in campo delle attività: il tema dell'Assegno Unico, la prima vera politica, (malgrado il lavoro decennale di Afi), il tema dello squilibrio demografico enorme e della sostenibilità futura, dell'incapacità a far fronte a spese sanitarie, sono sfide che vanno accompagnate e perseguite.
È necessario un quadro di politiche che non siano più legate ai bonus, servono politiche strutturali, generose, servono politiche che aiutano a fare scelte, politiche universali, che coinvolgano il maggior numero di famiglie possibili.
Ci sono due soggetti particolari che vanno sostenuti se si vuole rilanciare la famiglia e la natalità: le donne e i giovani. L'Italia sconta, rispetto a Francia e Germania, venti punti di occupazione femminile in termini percentuali. È un'enormità che ci priva dell'umanità, delle competenze, delle capacità delle donne; che discrimina. A livelli di occupazione femminile significativi corrispondono tassi di natalità coerenti. Sono necessarie politiche di conciliazione adeguate e servizi a sostegno della cura di bambini ed anziani che vedono la donna ancora in primo piano.
L'altro soggetto che va capacitato sono i giovani. Anche in questo l'Italia presenta un gap importante rispetto agli altri paesi europei, rispetto all'epoca in cui i giovani lasciano la loro casa e diventano protagonisti della loro vita. È necessario un lavoro che, pur flessibile, dia prospettive di stabilità, servono politiche orientate ai giovani e alle nuove coppie.
L'Italia va salvata tutti insieme, i territori vanno capacitati, perché tutti possano, se hanno il desiderio di restare "nel proprio paese" di restarci e rendendolo attrattivo.
Queste sono le politiche che vanno messe in campo. La sfida è grande perché le risorse sono poche. Servono scelte politiche, serve un impegno anche dell'UE perché vengano messe in campo risorse stabili per la natalità, vista non solo come un costo, ma un investimento e considerato come tale. A livello territoriale ci sono poi tante cose che si possono fare.
Le politiche familiari non devono essere assistenziali, ma sussidiarie. Non si sostituiscono alle persone e alle famiglie nel loro ruolo, ma le supportano e le capacitano di fronte alle sfide, ai temi e alle opportunità che stanno vivendo. Non sono riparatorie, ma sono promozionali, non devono essere matrifocali, ma per il nucleo familiare. Politiche che siano dirette e non indirette, che tengano conto del numero dei figli
e delle situazioni di fragilità, che siano accessibili.
Per fare tutto ciò serve un'alleanza e di questo noi siamo i protagonisti. Chiedere e pretendere a volte è importante, ma noi dobbiamo fare la nostra parte, con il nostro essere famiglie, con il tempo dedicato, la nostra casa, il nostro lavoro, la nostra capacità di interpretare la vita e soprattutto le relazioni che sappiamo mettere in atto. Ecco, la chiave generatrice che chiama al desiderio di famiglia, quel capitale sociale primario che poi innerva il civismo, la partecipazione, la cura, la politica. Ecco, questo è il bene prezioso che noi possiamo fare, mettere in campo e questa è nostra prima responsabilità.
(*) Sintesi dell'intervento al Convegno Afi non rivista dal relatore
a cura di Cristina Bordignon




