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Come contribuire alla costruzione della pace

 

di Caterina Costa - Afi Reggio Calabria

In base ad un'indagine sui valori umani condotta dal CENSIS nel 2012, nella classifica di ciò che dà un senso all'esistenza umana, gli italiani mettono sul podio la famiglia, l'amore e l'amicizia. Ma in un tempo segnato da conflitti visibili come l'Ucraina e Gaza, e da guerre dimenticate come lo Yemen che alimentano un senso di instabilità, il loro desiderio più grande, in assoluto, è la pace nel mondo (rapporto CENSIS 2024).

Oggi sovrasta l'idea che l'uso delle armi è l'unica strategia utile per superare i conflitti bellici. La cultura della guerra sembra ormai prevaricare ed è difficile credere che si riesca a trovare il giusto equilibrio globale per raggiungere una pace lunga e duratura. Si vive quotidianamente la lotta tra il bene e il male, ogni uomo vive di paure e con la carenza di aspettative positive. Le domande che sorgono spontanee sono: è possibile raggiungere la pace? Il bene può prevalere sul male?

In tale contesto si sente l'urgenza di costruire una cultura della pace che coinvolga tutte le istituzioni sociali. Innanzitutto è fondamentale il ruolo della Chiesa nel costruire la pace. A tal proposito Papa Leone XIV ha affermato "se vuoi la pace, prepara istituzioni di pace" ricevendo il consenso da più parti che propongono la creazione di un "Ministero della Pace".

Noi tutti "Afini" abbiamo una grande responsabilità perché la famiglia è il terreno fertile per realizzare questi obiettivi. Attraverso la nostra testimonianza dobbiamo essere luce per le famiglie che vivono le difficoltà interpersonali e di dialogo.

Inoltre è indispensabile coinvolgere le nuove generazioni in percorsi reali di pace, sensibilizzandole ad un approccio critico ai media ed ai social networks con scelte etiche nell'uso delle tecnologie digitali, promuovendo App e Software che non alimentino conflitti o sfruttino dati per conseguire profitti.

La pace si costruisce dal basso e ciascuno di noi, credente o non credente, è chiamato a contribuire alla sua edificazione. Rimanere spettatori passivi senza concretizzare le nostre piccole scelte non consente di realizzare la storia e cedere all'indifferenza equivale a schierarsi con gli oppressori che distruggono tante vite umane.

Un modo per costruire la pace è quello di creare nel proprio territorio realtà sociali che consentano il dialogo tra le istituzioni locali e la collettività cittadina. Bisogna credere e vivere la cittadinanza attiva, sentire il ruolo di appartenenza all'ambiente in cui si vive, cercando la condivisione con le realtà associative a noi vicine. In tal senso a Reggio Calabria è nato da un anno un laboratorio di Arti civiche e sociali che ha adunato le Associazioni interessate a realizzare una piattaforma comune per presentare alle autorità comunali e regionali un programma ben definito su servizi e progetti utili ai cittadini e alle famiglie, con la speranza che si riescano a concretizzare.

Sabato 8 novembre è stata organizzata dal LAI "Laboratorio delle Arti Civiche", di cui è presidente la prof.ssa Caterina Fortani, una conferenza con la presenza del dott. Giandiego Carastro, esperto di processi partecipativi che ha illustrato la sua esperienza a Senigallia, dove molti progetti sono stati realizzati grazie alla collaborazione con la cittadinanza. Inoltre la vicepresidente, dott.ssa Paola Serranò ha presentato la proposta di un laboratorio di studio e progettazione per stilare un programma da presentare a tutti i candidati delle prossime elezioni comunali che si terranno nel 2026. Diversi soci della nostra associazione offriranno il proprio contributo per realizzare tale programma e si faranno portavoce delle esigenze familiari nel territorio.

 

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