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Sono stata bulimica per quasi 20 anni

Un paradosso: il mio problema era anche la mia salvezza.

 

Prima di scrivere questo articolo, ci ho pensato molto, perché la paura di non essere compresa e invece giudicata mi ha frenato nel raccontare la mia esperienza. Poi mi son detta che se "il raccontarmi" può aiutare anche una sola persona a trovare speranza in un futuro libera dal cibo, valeva la pena correre questo rischio.

Tutto è iniziato fin da bambina, quando mi prendevano in giro per i miei chili in più, dalle battute, dal vedermi negato il cibo perché comunque non ne avevo bisogno. Queste sono le prime giustificazioni che una persona si dà, perché è troppo doloroso comprendere che si è stati non visti, non accolti per la propria personalità e che era necessario essere perfetti per essere accettati. Poi come molte altre in adolescenza è scattato il rifiuto del cibo, un desiderio di essere magri a tutti i costi, una battaglia contro l'istinto animale di nutrirsi. Un senso di onnipotenza misto ad una spiritualità che vedeva il distacco dalle cose terrene per innalzarsi verso Dio.

Una fatica enorme, che avrebbe potuto continuare, ma da brava figlia non potevo far soffrire così chi mi stava intorno e ho ceduto me stessa al desiderio degli altri iniziando a mangiare con grandi sensi di colpa. Una colpa che non potevo sopportare e quindi ho iniziato a buttare fuori tutto quello che gli altri mi chiedevano di introiettare. Vomitare è diventata una costante ad ogni pasto, per poi lasciare spazio ad abbuffate che colmavano la mia ansia lasciandomi in uno sconforto sconcertante. Allegra e responsabile durante il giorno, agli occhi delle persone ero la ragazza perfetta, ma quando coricavo la mia testa nel cuscino mi sentivo morire per l'incoerenza della mia persona. Scoprirò molto più avanti che tutto ciò era un modo per poter sopravvivere: non avevo nessun altro strumento per colmare il mio disagio interiore. Poi la terapia, all'insaputa della mia famiglia, una terapia che non mi ha guarita, ma mi ha fatto comprendere che non ero sola, che molte ragazze avevano i miei stessi problemi.

Quanta sofferenza. Ho pensato più volte di togliermi la vita, ma nutrivo sempre una speranza: "prima o poi sarei guarita".

Ho trovato chi mi diceva che non facevo nulla di male agli altri e dovevo stare tranquilla, ma anche chi mi avvisava che prima o dopo il mio corpo poteva ribellarsi e trovarmi ricoverata per gli scompensi organolettici o perché lo stomaco cedeva lacerandosi. Tutto ciò mi creava ancora più sensi di colpa specialmente durante le gravidanze.

Nel frattempo ho vissuto la mia vita con impegno, e devo dire guadagnando stima al lavoro e negli ambienti che frequentavo. La mia estrema sensibilità, il mio grande senso di responsabilità e le altre mie doti che ora riconosco esulavano dal mio problema segreto.

Ho lavorato tanto su me stessa, ho cercato, sono sopravvissuta alla depressione che forse il cibo ha compensato, dandomi la forza di superare il disagio interiore che provavo. Un paradosso: il mio problema era anche la mia salvezza.

Non so identificare quando ho smesso di abbuffarmi, è semplicemente successo. Ogni essere umano è un connubio fra se stesso, ciò che gli accade intorno, le emozioni che prova. La vita che tanto mi sembrava ostile è stata la cura della mia sofferenza, pian piano mi sono riscoperta, ho trovato i miei obiettivi e ho lavorato per raggiungerli e, passo dopo passo ho trovato un equilibrio, un appagamento che non necessitava più del cibo.

Ora guardando a quei giorni, sento un enorme sentimento di tenerezza per quello che sono stata, vedo una bambina che faticava a crescere e a identificarsi in una donna che era troppo lontana da quello che percepiva giusto per lei. Ora posso dire che mi piaccio, anche se sono sempre alla ricerca di comprendere e ricerco la bellezza degli altri, a volte anche con un senso di invidia perché so che molte mie energie, nella mia vita, sono state assorbite dalla mia bulimia e avrei potuto usarle per riflettere, scrivere, disegnare facendo emergere le mie qualità.

Ho compreso che a volte la vita scorre e non possiamo dominare il tempo, va solo vissuto, il dolore che portiamo dentro può diventare una grande ricchezza, a volte è meglio nasconderla, ma oggi io ve la voglio regalare.

Lettera anonima di cui ringraziamo con il cuore

 

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