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Tuo figlio vive

L'esperienza di chi ha "varcato la soglia" per non rimanere intrappolato nel dolore che distrugge.

di Fernando e Marisa Scandola - Afi Verona

 

Lunedì 24-11-2025 io e mio marito Fernando, assieme agli amici Orietta e Roberto, siamo stati invitati alla prima catechesi dell'Avvento nella parrocchia di Santa Maria Maggiore a Bussolengo (VR). Lo spunto per la riflessione è stata la lettera pastorale del Vescovo Domenico Pompili "SUL LIMITE". Il parroco don Diego Righetti ci ha invitato ad offrire la nostra testimonianza di genitori che hanno perso un figlio, come abbiamo superato il lutto, come questo "limite" ci ha permesso di "varcare la soglia" e non rimanere intrappolati nel dolore che distrugge.

Nostro figlio Tobia aveva da poco compiuto 18 anni; la sera del 29 giugno 2005 è uscito di casa per l'animazione estiva e non vi ha più fatto ritorno. Nelle vicinanza dell'aeroporto Catullo un camion ha improvvisamente interrotto la sua vita, anzi la vita di cinque ragazzi: Tobia, Levi, Martina, Nicole e Valeria.

E' stato un carabiniere accompagnato dal parroco a suonare al nostro campanello: poche parole, un incidente grave, i nomi... tanta delicatezza nel comunicare. Sentire ciò che ci stavano comunicando ma, allo stesso tempo, rifiutare quelle parole. Io ero come anestetizzata, muta... e avevo tanto bisogno di vedere Tobia. Riconoscerlo steso sul lettino delle celle mortuarie dell'ospedale è stata però una cosa molto innaturale.

Sentivo che Dio ci aveva già preso fra le sue braccia donandoci forza, anche se le lacrime erano copiose, perché altrimenti non avremmo avuto un dolore così "dignitoso"; non si può vivere un evento così grave senza fede. E poi c'erano gli altri nostri figli, i nonni, gli zii, i nipoti, gli amici, i compagni di scuola... tante persone da sostenere e consolare.

Concluso il funerale, abbiamo preso in mano il nostro dolore e ci siamo chiesti dove ci avrebbe portato; avevamo davanti tanti limiti: i se, i ma, i sensi di colpa... come andare avanti?

Un passaggio fondamentale per me è stato il PERDONO: perdonarmi come mamma che non c'era in un momento di pericolo e perdonare tutti loro per essere morti per una distrazione alla guida. E' stato un percorso ostico perché il perdono non è così facile da conquistare.

Recuperare tutto l'amore che avevamo dato a Tobia e quello che lui aveva dato a noi. Non può l'amore portare a distruzione! Il suo sorriso, la gioia di vivere e il rispetto che fino ad allora aveva avuto per la vita... e piano piano anche la casa, la sua stanza, le sue cose sono tornate amiche, il posto vuoto a tavola non era più assenza, ma diversa presenza.

Anche il vescovo Flavio Roberto, nell'omelia del funerale, ci ha parlato di Amore, chiedendoci scusa. «Come posso dirvi che Dio ama infinitamente i vostri figli davanti a queste cinque bare? Davanti a questi figli che vorreste ancora con voi? Davanti alle vostre lacrime? Ma Dio è Amore». A varcare il limite ci ha aiutato senz'altro la possibilità di dare voce a tutte le nostre inquietudini: se non era in grazia di Dio, dove sarà ora? Inferno? Purgatorio? Accolto lo stesso fra le braccia del Padre, di Maria?

Al santuario di Madonna della Corona abbiamo conosciuto il gruppo "TUO FIGLIO VIVE" e al primo incontro nella santa messa, all'offertorio, assieme a tanti altri genitori, abbiamo consegnato la foto di nostro figlio proprio come gesto di affidamento. I figli non sono nostri, sono dono del Tuo Amore e ora a Te li riconsegniamo. Credo nella comunione dei santi, nella resurrezione dei morti, nella vita eterna; solo parole di un rito o espressione e conferma della nostra fede? Passo dopo passo anche queste parole si sono incarnate e questi nostri figli in modo forte ci fanno già assaporare l'eterno, il per sempre.

E perché la loro morte avesse un senso, già dal mese di ottobre di quello stesso anno, abbiamo partecipato agli incontri nelle scuole superiori con l'associazione VERONA STRADA SICURA della quale siamo diventati soci. L'incidente dei nostri figli, infatti, ha scosso anche tutto il mondo della "prevenzione": non era più possibile stare a guardare mentre tanti ragazzi stavano morendo sulle strade per comportamenti non sempre adeguati. Bisognava fare qualcosa.

Con il personale della Polizia Stradale, dei Vigili del Fuoco, del SUEM 118 e degli ausiliari dell'autostrada, ogni venerdì siamo nelle scuole superiori a parlare ai ragazzi di EDUCAZIONE alla sicurezza stradale. Più di 5000 ragazzi incontrati ogni anno scolastico e mi sono resa conto che, anche se parliamo e mostriamo immagini di incidenti mortali, il messaggio importante che diamo è quello di avere un grande amore e rispetto per la vita: se c'è rispetto le cose buone vengono da sé.

Insomma le nostre lacrime sono diventate perle di speranza e come dice una canzone

"l'uragano è finito e ora puoi respirare

riconosci che è oro ogni ferita

e ti sorprendi nell'atto di benedire

tutto il dolore e la forza di farlo fiorire"

(E resta il grano di Erica Boschiero)

 

 

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